Il Banchiere che fa 120.000 € di utile per dipendente.

Intervista a chi sta facendo molto bene il suo lavoro con “la banca di una volta”.

D: Quale è il modello di business che le consente questi risultati al di sopra di ogni media di settore? Quale è l’innovazione che le consente questo vantaggio?

R: Il modello è molto semplice e molto bancario. Raccogliamo da chi conosciamo e prestiamo a chi conosciamo e gli sconfini sappiamo a chi concederli. 

La nostra professionalità, la profonda conoscenza del cliente, il nostro patrimonio ma soprattutto i nostri valori sono le garanzie che permettono l’incontro tra risparmiatori e investitori.

La nostra innovazione… essere leali coi clienti.

D: Da quello che mi dice le commissioni non incidono in maniera molto marcata sui ricavi?

R: Nel nostro modello di business le commissioni sono quasi insignificanti per il bilancio, e comunque sono le più basse del mercato, proprio nel rispetto della nostra mission di creare valore per i clienti al miglior prezzo possibile. Noi adottiamo questi valori già da prima della MIFID e della IDD. 

D: Io sono un Ragioniere amareggiato perché mi sembra che, purtroppo, noi ragionieri ci siamo fatti bagnare il naso da chi non sapeva molto di come in concreto si facesse il banchiere. Lei cosa ne pensa?

R: Anche io sono Ragioniere e sono molto d’accordo con lei. A volte, in questo mondo, ci sono persone che non vengono dal nostro lavoro. Sono più teorici che pratici. Ne sanno anche forse di più di quello che serve, ma difficilmente hanno avuto l’opportunità e l’umiltà di avere qualcuno che gli abbia insegnato “come” fare bene questo mestiere, con obiettivi di medio lungo periodo.

D: Questo mi sembra che capiti anche a livello europeo. Lei cosa ne pensa?

R: A Bruxelles è forse ancora peggio e i nostri rappresentanti non hanno saputo difendere le peculiarità e la forza del sistema bancario italiano, distruggendo centinaia di anni di storia. 

D: Cosa ne pensa delle dimensioni delle banche italiane? 

R: Che a livello sistemico di gestione del rischio, hanno creato delle banche “Too Big To Fail” che, come insegna la storia del nostro sistema bancario e come ci racconta l’esperienza, potrebbero non essere la strada migliore per gestire eventuali crisi, ma così hanno voluto in Europa. La lezione di Lehman Brother ci ha insegnato quello che noi già in Italia avevamo capito da secoli… e l’Europa sta facendo il contrario.  

D: A me sembra che i consulenti delle grandi banche italiane stiano proponendo come innovativo un modello organizzativo che già ci caratterizzava tra gli anni ’80 e ’90. Che cosa ne pensa?

R: Sono quasi 60 anni che lavoro in questo settore e ho visto come il sistema sia riuscito a dimenticare la sua storia e i progressi raggiunti, facendosi convincere da bravi “oratori” ad adottare modelli che noi in Italia avevamo già superato. A volte è impossibile spiegare a chi ignora le cose, ma pensa di saperne più di te.

In Italia le grandi società di consulenza sono riuscite a convincere gli azionisti a scegliere dei manager che hanno adottato poi i loro modelli derivanti dal “copia e incolla” dei progetti sulla grande distribuzione organizzata,  ma la banca non è un supermercato. E chi ci ha fatto credere che era così è stato un abile venditore che ci ha causato un grande danno.

D: Quali sono i principali strumenti di marketing che sfruttate nella vostra Banca?

R: Sono solo 3: 

1. relazioni personali o se preferisce sviluppo tramite refferral;

2. l’utile per dipendente tra i più alti del mondo, che ha il potere di essere una notizia sorprendente che si diffonde da sola;

3. La scarsità, cioè la non pubblicità, l’esistere ma senza che parlino di noi. 

D: Ah capisco, la presenza dell’assente..?

R: Esattamente. Noi siamo una banca locale e gli investimenti di marketing sono tutti destinati ai nostri clienti che diventano i nostri migliori ambasciatori.

Non ci serve pubblicare notizie sulla stampa anche perché, purtroppo,  alcuni giornali parlano più male che bene e vogliono essere pagati… ma lei è un ragazzo sveglio e mi ha già capito. 

In definitiva noi siamo forti perché siamo indipendenti e facciamo parlare i fatti, concentrandoci sull’attività principale per cui sono nate le banche.

D: Tra i suoi colleghi quanti sono quelli che hanno i vostri stessi principi?

R: Pochi, molto pochi.

La chiacchierata è piacevole ma devo proprio andare, perché questo dicembre 2018 è veramente molto denso, ma voglio che mi passi a trovare anche la settimana prossima per un’altro caffè. Ci conto! 

Io: Grazie Direttore! 

È bello vedere che ciò che pensi da anni esiste davvero e che qualcuno l’ha anche realizzato!

A.M.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.